domenica 8 gennaio 2012

IL MARESCIALLO DEI CC LUIGI D'ALESSIO E UNA RAGAZZA, ROSA VISONE, UCCISI A TORRE ANNUNZIATA IN UN CONFLITTO A FUOCO

Incontrai la sorella di Luigi D’Alessio, Maria,  a Lusciano. Cercavo da giorni i familiari del maresciallo dei carabinieri ucciso in un conflitto a fuoco con dei malviventi a Torre Annunziata, insieme a Rosa Visone una ragazza che passava sul luogo della sparatoria per caso. Mi avevano dato delle indicazioni generiche. Dopo aver girato a vuoto per un paio d’ore, incontro una signora a cui chiedo informazioni. Era proprio lei, la sorella del maresciallo D’Alessio, che mi raccontò questa storia, pubblicata nel mio libro “Al di là della notte” ed. Tullio Pironti

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«Non aveva saputo dire di no al nuovo capitano. E così, nonostante avesse finito l’orario di servizio, andò in perlustrazione per la città. Ma quella sua disponibilità lo portò alla morte». Maria D’Alessio, settantacinque anni ben portati, racconta l’ultimo giorno di servizio del fratello Luigi, maresciallo dei carabinieri a Torre Annunziata, che perse la vita in un conflitto a fuoco con alcuni camorristi, l’8 gennaio del 1982. Luigi D’Alessio era originario di Lusciano, paesino dell’agro aversano in provincia di Caserta. Aveva sposato una sua concittadina, Maria Russo, più giovane di dieci anni, da cui aveva avuto quattro figli. Ne sono vivi tre, Stefania, Nicola e Isabella. «Andavamo spesso a casa sua a Torre Annunziata», racconta la sorella Maria, che abita ancora a Lusciano, «anche perché uno dei figli era gravemente malato. Quel giorno lo venimmo a sapere verso le undici di sera che mio fratello era morto in uno scontro a fuoco.



Nella sparatoria morì anche una povera ragazza, Rosa Visone, di sedici anni». Tutta la tragedia di quella sera si consumò in pochissimo tempo. Erano da poco passate le venti. Il maresciallo Luigi D’Alessio, che comandava la stazione dei carabinieri di Torre Annunziata, stava smontando dal servizio. Doveva correre a casa. Uno dei suoi quattro figli non stava molto bene e questo lo preoccupava fortemente. Da poco era arrivato anche il nuovo comandante della Compagnia, il capitano Gabriele Sensales.



«Luigi», racconta Maria, «non se la sentiva di dirgli: “Devo andarmene perché ho finito il turno e sono preoccupato per mio figlio malato”. Così salirono sulla Fiat 500 di mio fratello in tre per perlustrare la città. La guidava il capitano Sensales, Luigi al fianco e dietro un altro collega, il maresciallo Gerardo Santulli. Tutti e tre in borghese». Cominciarono a girare per le varie zone della città. Dal vecchio borgo, passando per le vecchie terme, trasformate in pastificio. Poi più vicino al mare. Percorsero lentamente una delle più importanti arterie di Torre Annunziata, quella che congiunge la città con il grande porto, dove all’epoca i contrabbandieri di sigarette ormeggiavano gli scafi blu. Questa parte della città aveva assunto un ruolo strategico nel contrabbando di sigarette da quando il porto di Torre Annunziata era diventato il terzo in Campania per attività commerciale.



Tutto il tratto del Tirreno che va da Torre Annunziata al litorale domizio era controllato dai clan della camorra. Ogni tratto di mare era assegnato ad un clan che assicurava uomini disposti a tutto e motoscafi molto potenti in grado di sfuggire a quelli della Guardia di Finanza. Ed è proprio nel centro cittadino che i tre militari avvistano una Simca Horizon targata Milano con a bordo quattro pregiudicati. Due di essi vengono riconosciuti dal maresciallo D’Alessio. Il capitano Sensales con la Fiat 500 comincia a seguirli e poco dopo affianca l’auto sospetta e intima all’autista di fermarsi. I malviventi a quel punto accelerano per darsi alla fuga e cominciano a sparare. La cinquecento si ferma. Il maresciallo D’Alessio esce dall’auto, ma in pochi attimi dalla Simca fanno fuoco con una lupara che prende in pieno il maresciallo D’Alessio. Gli altri due carabinieri rispondono al fuoco. È un inferno. Si spara all’impazzata in pieno centro cittadino. Nella strada principale di Torre Annunziata sembra di stare al fronte. La gente scappa in tutte le direzioni.



I negozi abbassano le saracinesche. I bar sbarrano le porte, mentre i banditi in fuga continuano a fare fuoco con pistole e colpi di lupara. «Mio fratello muore quasi subito», dice singhiozzando Maria D’Alessio, «all’ospedale arriverà già cadavere. Anche gli altri due carabinieri vengono feriti, ma leggermente». Il capitano Sensales al braccio e all’avambraccio destro. Il maresciallo Santulli all’occhio sinistro. Quando tutto sembra finito e con i banditi ormai lontani, si odono le grida di una ragazza che stringe tra le braccia un’altra ragazza, tutta piena di sangue. È stata colpita da alcuni proiettili. E ora è priva di vita. È Rosa Visone. Aveva solo sedici anni. Rosa stava tornando a casa insieme a sua sorella, Lina. Avevano tentato di scappare anche loro. Si tenevano per mano. Volevano ripararsi dentro un palazzo. Un proiettile colpì Rosa prima che potessero mettersi al riparo. Più in là si odono altre grida. C’è anche un altro passante ferito, è Tancredi Mariotti, di ventiquattro anni. Viene colpito alla schiena. Anche lui non ce l’ha fatta a nascondersi. Vengono trasportati tutti in ospedale. Ma per il maresciallo Luigi D’Alessio e per Rosa Visone non c’è più nulla da fare. Al nosocomio arrivano i parenti di Rosa e Tancredi. Grida, imprecazioni, lacrime, dolore. Scene che da quelle parti sono frequenti. Ma per i familiari che piangono i loro cari non ci sarà mai l’abitudine al dolore.



La moglie del maresciallo D’Alessio, Maria Russo, viene avvisata non appena il marito arriva in ospedale. Anche per lei sarà uno strazio. Aveva già da sopportare il dolore del figlio malato. Adesso perde anche il marito. «Oggi, grazie a Dio», dice Maria D’Alessio, la sorella del maresciallo ucciso, «i figli sono tutti sistemati. Ma è il dolore per la morte di Luigi che non se n’è mai andato. Chi ripagherà tutti noi della sua mancanza? È stata davvero difficile abituarsi a pensare che Luigi non c’era più. Che non sarebbe tornato più a casa. Che non avrei più rivisto quel mio fratello così bello quando indossava la divisa di carabiniere». Maria si commuove ancora e pensa ai suoi due

figli che si sono arruolati nell’Arma come lo zio. «Sì, quando tornano a casa i miei due ragazzi, è come se vedessi mio fratello che torna dal servizio. Sono sempre preoccupata che anche a loro possa accadere una cosa del genere». Alla sua morte il maresciallo Luigi D’Alessio è insignito della medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: «Durante servizio preventivo automontato capeggiato da ufficiale, intercettava autovettura con a bordo quattro persone, due delle quali riconosciute per pericolosi latitanti, le affrontava con determinazione e sprezzo del pericolo. Fatto segno a proditoria azione di fuoco, benché mortalmente ferito, trovava la forza di reagire con l’arma in dotazione prima di abbattersi esanime al suolo. Fulgido esempio di attaccamento al dovere spinto fino all’estremo sacrificio. Torre Annunziata (NA), 8 gennaio 1982».



Alla sua memoria è intitolata, dal 1° aprile 2009, la Caserma dell’Arma sede del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata (NA). Anche in provincia di Caserta Luigi D’Alessio lo ricordano in tanti. AParete gli hanno intitolato la Caserma e a Lusciano una strada. È la strada dove nacque il 20 di febbraio del 1938, che si trova proprio di fronte alla chiesa principale del paese.


Luigi D’Alessio è sepolto nel cimitero di Lusciano. «Ci vado spesso», dice ancora la sorella Maria, «porto fiori sulla sua tomba. È l’unica cosa che mi è rimasta ancora da fare per lui».


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