sabato 29 ottobre 2011

PIERO GRASSO: DIETRO LE STRAGI DI MAFIA SI INTRAVEDE DELL'ALTRO

Il procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, in un convegno su mafia e giustizia tenuto in serata a Palermo, è ritornato nuovamente sul tema delle stragi mafiose e sui possibili mandanti occulti. Grasso ha detto che dietro le stragi mafiose del '92 in cui furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino «si intravede dell'altro. È un dato di fatto, lo dicono anche i magistati di Caltanissetta che hanno da poco completato questa parte di indagine». «Il problema è come proseguire adesso per potere andare oltre -ha aggiunto Grasso- bisogna che ci siano nuovi spunti e approfondimenti, ecco perchè oggi ho ribadito che chi sa deve parlare. Non so se devono parlare soltanto uomini della criminalità organizzata o chi fa parte di altre istituzioni, ma non si puo continuare nell'indifferenza e nella rassegnazione, perchè non si possono dimenticare quei brandelli di carne che si intravedevano sui balconi dei palazzi in via D'Amelio oppure l'autostrada di Capaci sventrata con i corpi innocenti». Secondo il procuratore nazionale antimafia «qualche memoria è tornata e questo ci ha consentito di fare degli approndimenti, ma c'è ancora tanta strada da fare per andare più a fondo. Io continuerò a credere nella ricerca della verità e non lascerò nulla di intentato. Così come sono riuscito a prendere per i capelli Gaspare Spatuzza posso ascoltare chiunque altro abbia qualcosa da dirmi».

«Cercare la verità sulle stragi mafiose deve essere un imperativo categorico che tutto lo stato, nel suo complesso, deve perseguire, anche adesso, dopo tanti anni». È il monito del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso in riferimento alla sospensione delle otto condanne per la strage di via D'Amelio decisa dal giudice di Catania nell'ambito della richiesta di revisione. «La sospensione segue una giurisprudenza della Corte di Cassazione che prevede che non si possa fare il giudizio di revisione se prima non diventa definitivo l'accertamento dei fatti che portano alla revisione -ha spiegato Grasso- è una posizione estremamente garantista ma è anche corretta. Sono state scarcerate persone che hanno scontato parecchi anni di carcere e alcune di queste, secondo l'attuale prospettazione, ingiustamente». Alla domanda se, a suo avviso, nelle indagini per la strage di via D'Amelio sia stato un errore fatto per la fretta o un depistaggio, come sono convinti i pm di Caltanissetta, il procuratore nazionale antimafia risponde: «È un pericolo che noi paventiamo sempre, cioè di un pubblico ministero e di una polizia giudiziaria che cerca di trovare un colpevole a qualsiasi costo. Il controllo della magistratura, quando è possibile, dovrebbe cercare di limitare questi guai e questi danni quando ci sono situazioni che destano perplessità. L'importante, per me è che ci sia il principio di tendere all'accertamento della verità anche dopo anni e a qualsiasi costo».

Secondo Grasso «il concetto è cercare di scoprire la verità anche sotto altri profili che non sono l'esecuzione materiale. La percezione che ci sia qualcos'altro, oltre alla mafia, si è sempre avuta e non è una cosa nuova. Il problema è riuscire, dal punto di vista giudiziario, a trovare le prove». E sui pentiti che soltanto adesso hanno parlato delle stragi, Grasso ha detto: «Purtroppo ci sono tempi che non dipendono dalla magistratura ma che dipendono dalla possibilità di accertare questa realtà partendo da elementi che consentano di dimostrare la verità». Infine, alla domanda se ci sono ancora oggi rapporti tra mafia e politica, come sostenuto da diversi collaboratori di giustizia, grasso ha spiegato: «Non mi pare sia una novità. In ogni caso sono solo le indagini che possono fare scoprire i rapporti tra mafia e politica. Ricordo ancora un pizzino trovato nel covo di Bernardo Provenzano in cui gli veniva chiesto chi si doveva votare. Putroppo non abbiamo trovato il pizzino di risposta, altrimenti lo avremmo saputo».

Piero Grasso ha affrontato anche il tema più delicato della politica. Anche se daalla sua angolatura. «Oggi le candidature servono quasi per avere immunità parlamentare. È vero, non è la magistratura che deve fare le liste ma la politica si deve autolimitare a candidare solo persone che possano essere candidate. Se uno è indagato e l'altro no, non si spiega perchè si sceglie quasi sempre l'indagato. Quasi in dispregio della magistratura». «Non si deve aspettare la sentenza definitiva per candidare un politico -ha aggiunto Grasso- semplicemente la politica deve imparere a scegliere i propri candidati. I cittadini possono manifestare con il proprio voto la mancanza di assenso alla persone incriminate». Grasso ha parlato brevemente anche del ddl intercettazioni. «Si deve trovare un equilibrio perchè altrimenti si rischia l'imbarbarimento». Infine, Grasso ha concluso dicendo, non senza una vena polemica: «Nonostante i mezzi che ci sono i risultati che facciamo quotidianamente sono miracolosi, perchè ogni giorno facciamo operazioni di polizia con arresti e sequestri, anche se poi i meriti li prendono gli altri a noi non interessa. Noi continueremo».

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