martedì 9 agosto 2011

GIGI E PAOLO. MORIRE A 21 ANNI LA NOTTE DI SAN LORENZO, SENZA UN PERCHE’


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Luigi voleva fare l’aviatore. Si era iscritto alla facoltà di economia, ma nel frattempo si accontentava di fare il pony express. Paolo lavorava in un supermercato al banco macelleria. Aveva una sensibilità non comune per gli animali. Si occupava di quelli abbandonati. Tutti e due amavano la musica e sognavano di godersi la vita. Ma i sogni di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, entrambi ventunenni, si sono spezzati la sera del 10 agosto 2000 a Pianura, nel quartiere dove erano cresciuti. Sì, perché Gigi e Paolo si conoscevano da piccoli. Abitavano vicino, alla traversa III San Donato. In seguito la famiglia Castaldi si trasferisce a Quarto. Ma i due amici continuano a vedersi come ai vecchi tempi.  Anche quella sera ascoltano musica nella loro auto, una “Y10” nera. Progettano di andare in vacanza in Grecia. Sarebbero partiti fra qualche giorno. Parlano di ragazze, di lavoro, di come organizzare al meglio il viaggio senza pesare troppo sulle famiglie. Sognano una vita migliore e forse di andare presto via dai luoghi dell’infanzia che ti rubano il futuro. La vita la vogliono vivere veramente. Sognano ad occhi aperti e quella sera i loro sguardi sono rivolti verso il cielo. E’ la notte di San Lorenzo. Magari una stella cadente poteva far realizzare i loro desideri. E ogni tanto, a turno, si divertono a recitare anche una strofa della poesia che avevano studiato a scuola:


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini
.


I due ragazzi non sapevano che qualcun altro, in quegli stessi momenti, aveva deciso, invece, di far finire lì la loro vita e di far affogare in una pozza di sangue tutti i loro desideri.
Gigi e Paolo sono l’auto, che è parcheggiata sotto la casa di Rosario Marra, genero di Pietro Lago, il capo dell’omonimo clan. E’ questa la loro colpa. Sono scambiati per due guardaspalle del boss. C’è una guerra di camorra in atto. Da una parte il clan Lago, dall’altro la cosca Marfella-De Luca Bossa. “Quei due sono le sentinelle del boss. Cominciamo da loro”, sentenziano i killer. E non si faranno scrupoli, perché hanno l’ordine di colpire gli appartenenti al clan Lago ovunque.
Gigi e Paolo hanno gli occhi fissi al cielo. Aspettano di vedere cadere una stella e, intanto, recitano un  altro pezzo della poesia di Giovanni Pascoli:


San Lorenzo, io lo so perché un così gran numero
di stelle nell’aria serena
s’incendia e cade, perché un così gran pianto
risplende nel cielo.
Una rondine ritornava al suo nido:
l’uccisero: cadde tra rovi spinosi:
ella aveva un insetto nel becco:
la cena per i suoi rondinini.
Arrivano i killer a bordo di un’auto. Sono in quattro. Lo racconterà un pentito. Sono Pasquale Pesce e il cugino Eugenio, insieme a Carmine Pesce, altro loro parente, ucciso poi in un agguato di camorra. C’è anche Luigi Mele. Tirano fuori le armi. Un paio scendono e sparano all’interno della “Y10”. E’ una grandinata di colpi impressionante. Per Gigi è Paolo non c’è scampo. Non hanno nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che accade. Muoiono  quasi subito.
A casa i familiari aspettano ancora Gigi e Paolo. Ma non torneranno più, proprio come il padre del poeta nella notte di San Lorenzo:
Ora là, nella solitaria casa,
lo aspettano, aspettano invano:
egli, immobile, stupefatto mostra
le bambole al cielo lontano.


E tu cielo, dall’alto dei mondi
sereni, che sei infinito, immortale
inondi con un pianto di stelle
quest’atomo opaco del male!
In seguito alle dichiarazioni del pentito, la Corte D’assise di Napoli condannerà all’ergastolo Eugenio e Pasquale Pesce.

Per  ricordare Gigi e Paolo, Mercoledì 10 agosto 2011 alle ore 18, presso la Chiesa Vocazionario di Pianura (Cripta di Don Giustino), in via Parroco Russolillo, don Tonino Palmese, celebrerà una messa in  memoria dei due ragazzi uccisi.

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