mercoledì 30 novembre 2011

FAMILIARI VITTIME VIA GEORGOFILI: "RIPRISTINARE 41BIS AI GRAVIANO"

 «I nostri vivi complimenti alla procura distrettuale antimafia di Palermo e a quanti ogni giorno ci mettono nelle condizioni di comprendere le possibilità infinite di Cosa Nostra. Alla luce delle nuove indagini e delle rivelazioni su Nunzia Graviano sorella dei boss di Brancaccio Giuseppe e Filippo Graviano stragisti in via dei Georgofili, vorremmo sapere se la sorella Nunzia poteva incontrare tranquillamente i due fratelli e scambiare con loro vedute».

 Lo scrive in una nota Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. «Del resto - prosegue - il 41 bis di Giuseppe Graviano è stato depauperato dell'isolamento diurno come norma vuole, infatti può socializzare durante il giorno con altri carcerati; e con i parenti più stretti come sarà? Non crediamo che Giuseppe e Filippo non fossero a conoscenza dell'attività della sorella nel mandamento di Brancaccio. Più forte che mai chiediamo una norma più consona ai mafiosi non collaboranti con la giustizia come Giuseppe Graviano».

«Gaspare Spatuzza nel processo Tagliavia che ci riguarda molto da vicino, visto che della morte dei nostri figli si tratta - afferma la Maggiani Chelli - ha parlato di un incontro al Bar Doney a Roma nel 1994 con Giuseppe Graviano che gli avrebbe detto 'i morti di Firenze ci sono serviti a fare politicà. Siamo stanchi e terribilmente nauseati dalle continue scoperte che gli inquirenti fanno sul conto della famiglia Graviano di Brancaccio. Sia ripristinato il 41 bis con isolamento diurno a Giuseppe e Filippo Graviano affinchè non possano trasmettere messaggi all'esterno sia a parenti, altrettanto mafiosi, come a probabili uomini delle istituzioni più che deviati».

domenica 27 novembre 2011

DON CIOTTI:" RIPRISTINARE FONDO SOLIDARIETÀ VITTIME MAFIA, USURA E RACKET"

C'è anche il taglio del fondi per le vittime della mafia, dell'usura e del racket tra i tanti provvedimenti adottati dal precedente governo di Silvio Berlusconi.  Ora è don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ad alzare la voce per ripristinare il fondo e lo fa  da «politicamente scorretto», la rassegna promossa da Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli, che proprio in questi giorni a Casalecchio di Reno (Bologna) chiama a raccolta da tutta Italia magistrati, testimoni, giornalisti, pubblici amministratori, artisti per una risposta alle mafie con le «armi» della cultura.

 «La lotta alle mafie - si legge nell'appello - dovrebbe essere considerata una delle priorità dell'azione di qualunque governo di questo paese. Il prezzo che l'Italia paga alla criminalità organizzata in termini civili, morali, politici ed economici è tale da rappresentare uno degli ostacoli principali al nostro sviluppo. Per questo ogni sforzo impiegato a contrastare le mafie non deve essere considerato un costo quanto un investimento, ancora più urgente e importante proprio in un periodo di ristrettezze e di riforme. Il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura rappresenta non solo il doveroso intervento dello Stato a fianco di cittadini che già hanno sofferto e spesso contrastato la criminalità organizzata, ma anche uno degli strumenti più efficaci per combatterla. Il ddl di stabilità ha invece ridotto di ben 10 milioni di euro il Fondo, che scender… dagli oltre 12 milioni inizialmente previsti per il 2012 a poco più di 2 milioni di euro».

Tra i primi firmatari, Pina Maisano Grassi, Gian Carlo Caselli, Nando Dalla Chiesa.

sabato 26 novembre 2011

L'AUTO DI GIANCARLO SIANI DONATA ALLA CITTA' DI NAPOLI. RIVIVE COME UN MONUMENTO, AL VOMERO

La Mehari, l'auto di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, è stata donata alla città di Napoli. Ora sarà "esposta" al centro del monumento che sorgerà nella rotonda di via Caldieri a Napoli. L'area rappresenta anche un simbolo: sorge, infatti, al Vomero nel quartiere collinare che ha visto tre morti innocenti della camorra. L'auto nella quale fu trovato morto il giornalista de Il Mattino, fu venduta all'asta dopo la sua morte. Finì in Sicilia e ritrovata per cosa, venne utilizzata da Marco Risi nel film "Fortapasc". Oggi è stata portata nel luogo dove sorgerà il monumento e con il sindaco, Luigi de Magistris, il presidente della Municipalità, Mario Coppeto anche il fratello di Siani, Paolo e il marito di Silvia Ruotolo, altra vittima innocente della camorra. L'area si chiamerà «rotonda della legalità», e sarà un luogo simbolo per ricordare anche Silvia Ruotolo e Salvatore Buglione, il dipendente comunale ucciso davanti all'edicola della moglie, proprio al Vomero. La cooperativa 'Parco dei fiorì che, nella zona, sta costruendo alcuni parcheggi di pertinenza, ha realizzato la rotonda. «È un bel giorno perchè questa è una iniziativa fortemente voluta dalla comunità e, soprattutto, rappresenta un simbolo importante - ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris - in questo modo si tiene viva la memoria di chi è stato ucciso da un male che dobbiamo e possiamo sconfiggere, la camorra». Paolo Siani ha sottolineato che vedere l'auto nella quale fu trovato morto Giancarlo, «è una sofferenza, ma la speranza che questi simboli siano da stimolo e speranza per il futuro, trasforma tutto in positivo».

domenica 20 novembre 2011

STRAGE GEORGOFILI: "HANNO FATTO POLITICA SUI NOSTRI MORTI"

"Se mai ce ne fosse stato bisogno dopo la lettera dei “familiari dei carcerati” alle massime autorità dello Stato datata  febbraio 1993,  ecco resa pubblica la lettera che il Dr. Adalberto Capriotti, il direttore dell’Ammnistrazione penitenziaria al tempo delle stragi del 1993, ovvero  la lettera che  il capo del DAP  ha scritto al Capo di Gabinetto del Signor Ministro il 26 Giugno 1993.
Verrebbe da piangere se non fosse che siamo troppo infuriati!
Infatti il 26 Giugno del 1993 dopo la terribile strage di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993, si è pensato bene di ammorbidire il 41 bis alla mafia.
Come dobbiamo leggere tutto ciò? Un regalo alla mafia per averci ammazzato i figli!
Altro che fermare le stragi visto che le stragi c’erano già state!
Allora è vero? Come ha detto Giuseppe Graviano a Gaspare Spatuzza: Caterina, Nadia, Dario, Angela e Fabrizio da morti servivano a fare politica.
Al processo Tagliavia, l’ultimo mafioso condannato per la strage di via dei Georgofili, non abbiamo potuto ascoltare il Dr. Capriotti, forse perché questa lettera del 26 Giugno 1993 a un mese dalla strage di via dei Georgofili, lettera con la quale si apriva ai desiderata della mafia non era nota alla Corte?
Cosa abbiamo fatto di male per meritare tutto ciò?
Eravamo nel posto sbagliato, nel momento sbagliato mentre la trattativa tra Stato e Mafia era in corso: è questa la NOSTRA COLPA?
Si riaprano al più presto i Tribunali della verità e della giustizia completa per le vittime di via dei Georgofili o scenderemo in Piazza.
Cordiali saluti"

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

giovedì 17 novembre 2011

PROPOSTA DI LEGGE A FAVORE FAMILIARI VITTIME PRESENTATA IN CONSIGLIO REGIONALE CAMPANIA DA DANIELA NUGNES (PDL)

 Una proposta di legge regionale a favore dei familiari di vittime della criminalità, è stata presentata al Consiglio Regionale della Campania, dalla consigliera Pdl, Daniela Nugnes. L'intento della proposta di legge è quello di agevolare i familiari delle vittime di camorra dal punto di vista lavorativo, riconoscendo loro tale sacrificio quanto meno in termini di dignità occupazionale. ''Questa legge oltre ad avere un valore etico fondamentale nel riconoscere il grande tributo versato dalle famiglie delle vittime di camorra - dice con soddisfazione Nugnes - colma un gap sostanziale in termini giuridici consentendo a coloro i quali beneficeranno di questo provvedimento di ambire a posizioni elevate nella pubblica amministrazione. Credo, conclude l'esponente della maggioranza Caldoro, che questo provvedimento ponga finalmente le basi di un giusto riconoscimento da parte dello stato nei confronti di chi ha dato la vita per una giusta causa''.

(Fonte: ANSA).

mercoledì 16 novembre 2011

SCAMBIATO PER UN BOSS. MARIO FERRILLO, IMPRESARIO TEATRALE, UCCISO A LICOLA IL 16 NOVEMBRE 1986


“Questa è una rapina”. La porta si apre all’improvviso e una voce minacciosa interrompe la tranquilla chiacchierata di Mario e Francesco nel piccolo locale a piano terra adibito a negozio di parrucchiere, proprio nella piazza Cristofaro Colombo, a Licola Mare, sul litorale domizio. E’ il tardo pomeriggio del 16 novembre 1986. Entrano due ragazzi incappucciati e armati di pistole.  Dentro ci sono Francesco  Sepe, il titolare, e Mario Ferrillo, un impresario teatrale, che ha accompagnato la moglie a farsi i capelli e che era uscita solo pochi attimi prima dal negozio. “Sei tu Gennaro?”, grida in faccia a Mario il giovane che è entrato per primo, mentre gli punta la pistola al viso. Mario si alza in piedi impietrito. Non riesce a dire una parola. Per lui è una situazione inaspettata, mai vissuta prima. Ma anche se avesse voluto rispondere, non gli lasciano il tempo di farlo. Parla per prima la pistola: Otto colpi in rapida successione partono in direzione di Mario Ferrillo. Vanno tutti a segno. Cade a terra. Un tonfo sordo. Ha gli occhi sbarrati. Muore subito. Dal corpo comincia a scorrere sul pavimento sangue vivo. Il parrucchiere, invece, ha la prontezza di nascondersi sotto un tavolo. Ma sa che anche per lui non ci sarò scampo. Cerca un riparo. Svicola carponi nel bagno. Da un momento all’altro aspetta di udire i colpi di pistola che stavolta sono destinati a lui. Sono attimi interminabili. Vuole gridare, ma non riesce a farlo. La paura  gli blocca la voce. Sente il cuore battere come un tamburo. Ecco, sono dietro… si avvicinano… stanno per sparare… Il parrucchiere è quasi morto dalla paura, aspetta solo di sentire il rumore dei colpi di pistola che lo finiranno. Ma non accade niente. I due giovani fuggono di corsa dal locale. Quando si rende conto che i giovani sono spariti, esce dal bagno e comincia a gridare aiuto. Guadagna l’uscita. Ma in strada non c’è proprio nessuno. La scena si consuma in meno di due minuti. Mario Ferrillo, invece, non si muove più. Resta a terra in una pozza di sangue, immobile, senza vita. Per l’impresario teatrale originario di Calvizzano, non c’è più niente da fare. Quella non era una rapina. Erano venuti per ammazzare. Una spedizione mirata. Un agguato premeditato. 

 Le prime notizie che uscirono sul delitto, accreditarono la tesi che Mario Ferrillo non avrebbe pagato tangenti alla camorra per le feste di piazza che organizzava.

 “In realtà quel giorno al posto di mio padre – dice Luigi, il figlio primogenito -  cercavano Gennaro Troise, conosciuto col  soprannome “la Tromba”.  Somigliava a mio padre in maniera impressionante”. Gennaro Troise fu ammazzato circa un mese dopo.
  
“Da quando Mario è stato ucciso - racconta la moglie, Maria Rosaria -  siamo rimasti soli con la nostra tragedia e il nostro dolore. Ma non avevo il tempo di abbattermi. Avevo quattro figli da mantenere e andavo avanti grazie al mio lavoro di inserviente in una clinica privata. Lavoravo anche con i turni di notte per portare a casa qualche soldo in più. Poi volli andare a parlare col magistrato che seguiva il caso. Volevo almeno giustizia. Ma il processo si risolse in niente. Non c’erano imputati. Il giudice chiuse tutto in pochi minuti. E io non sapevo capacitarmi. Così mi alzai e gli dissi: “Scusate ma io tengo quattro figli a casa, e a me  mio marito chi me lo ripaga? Chi me lo ridà?” Volevo giustizia, non soldi. Volevo una risposta dallo Stato. “Il giudice – rispose  – signora questa è una causa contro ignoti. Se suo marito fosse caduto da un’impalcatura o fosse morto sotto una macchina, lo Stato lo avrebbe pagato. Siccome tutto questo non è successo…” Si piegò nelle spalle e se ne andò. Come per dire “Non glielo ripaga nessuno”. Me ne andai mortificata. “Ma come?  -  dicevo tra me e me -  ma qui è morta una persona com’è che nessuno se ne interessa? Mi sembrava tutto così strano.  E’ come se fosse passata una nuvola nera. E passata,  e poi è uscito il sole. Non è successo niente. E più ci pensavo e più mi sembrava un sogno – dice  Maria Rosaria  con la  voce che diventa roca, e come se si fermasse in gola. Deglutisce per rabbia -   Come non è successo niente? Qui è morto mio marito, il padre dei miei quattro figli. Avevo quattro figli da mantenere e andavo avanti grazie al mio lavoro di inserviente in una clinica privata. Non avevo neanche i soldi per pagare il funerale. Per sotterrare mio marito ho dovuto fare il prestito sulla busta paga. Da allora nessuno più mi ha chiamata. Mio marito è come se non fosse mai esistito per gli altri. Sparito nel nulla quel giorno di novembre di tanti anni fa. 

Per gli assassini di Mario, non c’è stato nessun processo. Gli autori del delitto sono ignoti. Nonostante ciò, Maria Rosaria è serena. Come può essere serena una mamma sola, una donna rimasta vedova a 40 anni. A tratti vorrebbe piangere. Gli occhi si inumidiscono. Ma trattiene le lacrime o,  forse, non ne ha più perché le ha già versate tutte.



martedì 15 novembre 2011

IL PAPA DI ANNALISA DURANTE A MASSIMO RANIERI: "VIENI A FORCELLA PER I RAGAZZI DEL QUARTIERE"

Giovanni Durante, il papà di Annalisa, la 14enne rimasta vittima innocente di un agguato di camorra,  lo ha promesso a se stesso: "Voglio contribuire a cambiare questo quartiere" Il suo scopo  è quello di fare in modo che Forcella sia una quartiere «vivo, che non vuole e non deve morire».  Perciò si è rivolto agli artisti napoletani ed in prima battuta a  Massimo Ranieri, affinchè prima di Natale diano vita ad una sorta di spettacolo per i ragazzi ed i cui proventi vadano in beneficenza.

. «Se faccio tutto questo è perchè non voglio che il ricordo di mia figlia scompaia - spiega - e perchè c'è bisogno che i ragazzi di questo e di altri quartieri sappiano che ce la possono e ce la devono fare». È per tutto questo che Giovanni Durante, nel cuore di Forcella ha riprodotto due tra i più celebri lavori di Eduardo. Così, nel cuore della città, Eduardo, grandezza naturale ed in cartapesta, è seduto al balcone con accanto una sedia su cui sono poggiate caffettiera napoletana con tanto di 'coppetiellò, tazzine e zuccheriera come nella commedia 'Questi Fantasmì. L'unica differenza che questa volta il 'maestrò guarda Forcella. Poco più in là, invece, sono posizionati il presepe con accanto il barattolo di colla ed il pennello, il lettino singolo, il vaso da notte e il più classico dei bacili con specchiera annessa per riprodurre la scena più celebre di 'Natale in casa Cupiellò. Il tutto a 'piazza Forcella: il centro delle opportunita«, lì dove prima c'era il 'regnò della famiglia Giuliano.

Piazza Forcella, la struttura dedicata ad Annalisa Durante, è una delle strutture territoriali destinate a potenziare la rete degli incubatori per la nascita di nuove imprese, in particolare quelle fatte nascere dai giovani. Si definisce così una rete cittadina di incubatori: Città della Scienza e Napoli-Est, per la promozione di imprese innovative e creative, Forcella, rivolta in particolare ai giovani. Al momento sono 10 le persone che vi lavorano in turni, anche notturni, per vigilare. Nell'ex supercinema Giovanni Durante, il papà di Annalisa, la quattordicenne rimasta vittima di una sparatoria, prima ha dato vita ad una mostra fotografica che racconta la storia del quartiere e poi si è inventato la riproduzione dei due lavori di Eduardo. »Da quando abbiamo aperto questa mostra - ha detto orgogliosamente Giovanni - sono migliaia i turisti che l'hanno visitata e lo si può vedere anche dai commenti lasciati sui libri che sono all'ingresso. Cinesi, francesi, tedeschi, americani ma anche italiani e soprattutto napoletani che riscoprono un quartiere con non vuole e non deve morire«.